Pagina:Sotto il velame.djvu/280


per non essere quasi conoscibili e nominabili, e perchè con loro i ragionamenti hanno a essere corti, gli avari1, per l'una e per l'altra ragione sono ben dichiarati ingiusti.

Il concetto di giustizia domina dunque in tutto questo cerchietto; sì che le parole di Virgilio con le quali dice d'avere spento2 l'ira bestiale del Minotauro, hanno nella nostra mente un'eco, e a un tratto, distinta. Quelle parole significano un ammonimento per ciò che il Poeta dice altrove3: "Quanto all'abito, la giustizia ha contrasto alcuna volta nel velle; chè, quando il volere non è sincero da ogni cupidigia, sebbene la giustizia ci sia, non tuttavolta c'è nel fulgore della sua purezza; come quella che ha in qualche modo una pur menoma resistenza nel suo subbietto; per il che bene sono respinti quelli che tentano passionare il giudice". L'ira bestiale non raffigura certo un minimo, sì un massimo di cupidigia che appassiona i giudici, siano essi d'altrui, siano di sè e di Dio; è la passione chiamata di li a poco "cieca cupidigia e ira folle;" la quale deve essere spenta in ogni nostro giudicare.

E' una passione e ha sede, perche tale, nell'animo o nell'appetito; in quell'animo che fece ingiusto Pier della Vigna; in quel core che ha tanta parte nel peccato di Capaneo4; in quell'appetito sensitivo dove stagna la tristizia di chi5

piange là dove esser dee giocondo.


E perciò questa violenza, che è pur l'ingiustizia

  1. Inf. XVII 40.
  2. Inf. XII 33.
  3. De Mon I 13.
  4. Inf. XI 47.
  5. ib.45