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checchè si sofistichi e si sottilizzi: ira e non altro.

E allora anche Virgilio, il quale sta coi parvoli innocenti e fuori che le tre virtù sante ebbe tutte le altre, anche Virgilio è reo d'ira e dovrebbe rissare e percotere o percotersi nel pantano? Egli in vero dice1:

Tu perch'io m' adiri
non sbigottir, ch'io vincerò la prova.


E se adirarsi a qualcuno non paia essere quel che accendersi d'ira o usare ira, ecco che Virgilio si spiega meglio2:

la città dolente
u' non potemo entrare omai senz' ira.


E non è ira quella di Dante quando dice a Filippo Argenti3:

Con piangere e con lutto,
spirito maledetto ti rimani?


Virgilio, per quest'atto, lo chiama: Alma sdegnosa. E non è ira quella del Maestro quando dice: Via costà con gli altri cani? E se il disdegno4 de'diavoli che parlano "stizzosamente" e ira o giù di lì, come non è ira quella del Messo del cielo? Dice di lui Dante5:

Ahi quanto mi parea pien di disdegno!


E non suonano ira le sue parole ai cacciati del cielo?

  1. Inf. VIII 121.
  2. Inf. Ix 32 seg.
  3. Inf. VIII 37 seg.
  4. Ib 88, 83
  5. Inf. IX 88.