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appunto. Il valore è il complesso delle virtù, il cui uso è necessario per quella vita o per quel cammino. Salir su sarebbe prova di valore. "Or va su tu, che sei valente" dice Belacqua1. A Dante il suo valore non giovò, ed era ripinto, dalla bestia senza pace, là per la piaggia diserta. Quella bestia gl'im- pediva la strada del mondo.

Ora a Marco Lombardo Dante parla, ripetendo e chiarendo le parole di lui, quelle intorno al mondo e al valore. Dice:

Lo mondo è ben così tutto diserto
d'ogni virtute, come tu mi suone.
e di malizia gravido e coperto.


La piaggia diserta, su cui si avanza a poco a poco la lupa, è dunque il mondo coperto di malizia: malizia o ingiustizia o frode che è la stessa cosa; malizia o cupidità, che tornano alla stessa cosa, come effetto a causa, causa ad effetto. Chi avrebbe potuto sbrattare dal mondo, ossia dal cammino della vita attiva, la malizia, e fare che rifiorissero nel deserto le virtù, che ad essa vita attiva si convengono?

Sono esse le quattro virtù cardinali, tra cui una "ordina noi ad amare e operare dirittura in tutte cose", un'altra è " conducitrice delle morali virtu"2: la giustizia e la prudenza. Abbiamo veduto che la prudenza è figurata nella luna tonda, che non nocque a Dante per la selva. La giustizia è figurata in quello da cui la luna riceveva la luce di grazia; nel sole che illuminava il colle, sul mattino di quella notte. Il pianeta

  1. Purg. IV 114.
  2. Conv. IV 17.