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ingiusti. No. Dante esprime in un modo, come l'ingiustizia faccia proseliti, in un altro, come faccia vittime. Fa proseliti ammogliandosi1:

Molti son gli animali, a cui s'ammoglia,
e più saranno ancora.


La lupa è altra volta una fuia2, e il veltro, per cui la lupa deve discedere ed essere morta ed essere rimessa nell'inferno, e "un cinquecento dieci e cinque". Anche questa fuia è la frode, o più in genere, la malizia o l'ingiustizia. Ebbene il gigante "che con lei delinque" non è uno a cui ella, lupa e fuia, s'ammoglia? Esso è ingiusto o malizioso o frodolento ; non quelli che la meretrice, con sue arti, diserti e derubi3. E poi, ammogliarsi significa diventar donna ossia domina: dominare, quindi. Ed è questa la parola che Dante accoppia a "cupidità" altrove, per significare appunto la lupa dell'inferno e del purgatorio, e la fuia che bacia il gigante4. E qua e là della cupidigia egli fa una sirena o una meretrice che ammalia5. Cupido dunque e perciò ingiusto sarà chi resta ammaliato da lei. Quelli ch'essa impedisce e uccide sono le sue vittime. E Dante dunque e o sarebbe sua vittima, non suo seguace.

  1. Inf.I 100.
  2. Purg. XXXII 151 segg. XXXIII 43 segg.
  3. Vedi più sopra "Le tre fiere", III p.122.
  4. Ep. VI 5 nec advertitis dominantem cupidinem, quia caeci estis, venenoso susurro blandientem.
  5. Par. XXX 13: La cieca cupidigia che v' ammalia. Ep. V 4: Nec seducat illudens cupiditas, more Sirenum, nescio qua dulcedine vigiliam rationis mortificans. De Mon. I 13: hoc metu cupiditatis fieri oportet, de facili mentes hominum detorquentis.