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anche l'incontinenza, che è disordine nell'appetito soltanto. Non abbiamo già un indizio che le tre disposizioni equivalgono ai sette peccati mortali? Ma resti a ogni modo questa conclusione: che la cupidità la quale conduce al mal volere, cioè diventa malizia o ingiustizia, e quello stesso amor del male che conduce, nel purgatorio, ai tre peccati d'ira, invidia e superbia: che il leone e la lupa figurano questa cupidità divenuta malizia; il leone, senz'intelletto; la lupa, con intelletto; cioè violenza il primo è frode la seconda.

E ciò tanto più e meglio, in quanto l'autore da cui Dante prese il concetto della cupidità che si liqua in malo o ingiusto volere, fa a dirittura cupidità uguale a volontà mala. L'autore è S. Agostino. Dice1: "L'avarizia... non riguardo a solo argento o danaro s'intende, ma a tutte cose che smodatamente si bramano (cupiuntur)... Or questa avarizia è cupidità; cupidità poi è volontà mala (improba voluntas): Dunque la mala volontà è causa di tutti i mali. Diciamo quindi pure, come s'è detto fin ora, che la lupa è l'avarizia, con questo peraltro che ella, oltre l'avarizia, raffigura le due disposizioni in cui è mala volontà; ossia con la violenza la frode; la malizia, insomnia: i peccati, per esempio, dei tiranni di Flegetonte, dei ladri e simoniaci di Malebolge, dei traditori della Ghiaccia.

  1. Aur. Aug. de lib. arb. III, 48.