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e cieca, a proposito degl'italiani non disposti ad accogliere l'alto Enrico1; e mala2, a proposito dei cristiani che non si lasciano guidare dal vecchio e nuovo testamento e dal pastor della chiesa. Da tutti questi luoghi si rileva che la cupidigia è bensì peggiore dell'avarizia che resta avarizia, e tuttavia che anch'essa è un principio di male, non il male stesso. In verità Beatrice ne parla ragionando delle prime tendenze dell'animo e dello sviarsi dell'umana famiglia3. Dice d'essa che affonda sotto sè i mortali, ma dice ancora che chi se ne lascia condurre è "come agnel che lascia il latte", e chi se ne lascia ammaliare è come il "fantolino"

che muor di fame e caccia via la balia.4


Si tratta dunque d'un lieve principio che ha grave fine. E tanto la levità del principio quanto la gravità del fine sono adombrate in questo terzetto5:

Benigna volontade, in cui si liqua
sempre l'amor che drittamente spira,
come cupidità fa nell'iniqua.


Chè l'amore, di cui qui si tocca, e non più che "sementa"; e sementa, e non altro, è dunque la cupidità6. L'amore che drittamente spira è quello che è " ne' primi ben diretto" e che "ne' secondi sè stesso misura"7. La cupidità qual amore è? E' quello che

  1. Par. XXX 139.
  2. Par. V 79. Cupido è usato anche in senso buono in Par. V 89.
  3. Par. XXVII 121 segg. Vedi più sopra.
  4. Par. V 79 segg. e Par. XXX 139 segg.
  5. Par. XVI segg.
  6. Purg. XVII 104 seg.
  7. ib. 97.seg.