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ella è colpa, come più lieve, così più vituperosa. Gli avari e prodighi semplici rassomigliano in vero agl'ignavi del vestibolo e ai tristi del brago: sono bruni a ogni conoscenza: di loro non si fa nome. E così a me pare che, anche per questa ragione, il proprio nome della lupa sia frode e non avarizia; perchè anche la lonza è concupiscenza e non tristizia. Il senso precipuo e dominante delle due fiere è dato, mi pare, nell'una dal suo principio, nell'altra dal suo effetto; perchè nell'una e nell'altra la tristizia è innominabile e inconoscibile; e la tristizia della prima è effetto, e della seconda causa.

Ora questa causa della frode è detta sì, e l'abbiamo veduto, avarizia; ma ha, e l'abbiamo pur veduto, un altro nome: cupidità o cupidigia. Si può anzi dire che questo nome non si dà mai all'avarizia che resta avarizia cioè mal tenere e mal dare. Cupidità è sempre l'avarizia germinante in colpa maggiore. Cupido è papa Niccolo, che e tra i simoniaci1; cupide sono le vele del nuovo Pilato, che non è certo reo di solo mal tenere2; cupido è l'occhio della meretrice, la quale in senso proprio è almeno almeno come Taida che non rotola pesi ma è attuffata nello sterco3. Cupidigia è quella di Alberto Tedesco e di suo padre4; e anch'essa non è quell'avarizia, certo, che fa sozzi in vita e bruni in morte. E in fine la cupidigia è un pelago in cui s'affondano i mortali5, e la cupidità è quella che "si liqua" nell'iniqua volontà6. Inoltre è detta cieca, nel cominciarsi a parlar de'violenti7,

  1. Inf. XIX 71.
  2. Purg. XX 93.
  3. Purg. XXXII 154.
  4. Purg. VI 104.
  5. Par. XXVIi 121
  6. Par. XV 3. Vedremo, che è di Aur. Aug. de lib. arb, III 48.
  7. Inf. XII 49.