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è il mezzo del quale usa Virgilio a prender Gerione: dal che si argomenta, ragionevolmente affinità fra i due simboli, e che se Gerione è la frode, la Lonza sarà la stessa cosa. Ma parmi che ciò divenga affatto evidente, quando si badi alla rassomiglianza della pittura che fa di entrambi il Poeta. Se la lonza ha la pelle gaietta e dipinta, se è leggiera e presta molto, Gerione dal canto suo ha pelle benigna, e tutto dipinto di nodi e di rotelle, è così veloce, che compiuto appena l'ufficio suo si dilegua come da corda cocca. E poi spiega il significato della corda, con cui "Dante sperò pigliar la lonza, e Virgilio piglia Gerione". Egli dice: " Dante alla maniera biblica dinota col nome di corda ogni specie di virtù: onde parlando di Pietro d'Aragona dice:

D'ogni valor portò cinta la corda.


E qui pure la corda è per certo una virtù, atta a vincere e signoreggiare la Frode; è insomma, se non erro, quel buono accorgimento col quale l'uomo d'intelletto non solo sa schermirsi dalle insidie dei tristi, ma gli domina a suo talento, e gli fa servire, se bisogna, ai suoi fini1.

Due parole sulla "corda". Mettiamo che il "capestro" e la corda possano anche interpretarsi in altro modo che continenza: ma sono anche continenza. Non importa tanto di sapere il significato della corda, quanto dell'atto di Virgilio. Fu quello un "nuovo cenno"2. Cenni in Dante sono quelli di Caron; quasi richiami d'uccellatore3. E qui è la stessa cosa. Virgilio seconda con gli occhi la corda

  1. L.c. p. 391-2
  2. Inf. XVI 116.
  3. Inf. III 117.