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E se ne conclude che molto probabilmente la lonza Dantesca è la pantera de’ bestiarii1, la quale col dolce suo fiato assonna gli animali, che la seguono sino alla morte. Mortale è quel sonno. E dicevano ancora ch’ella di primavera, quando spunta il sole, si rintana. Sicchè contro la fiera odorifera è rimedio convenevole, nel senso proprio (data la zoologia dei tempi), "l’ora del tempo e la dolce stagione", e, nel senso filosofico, l’attività, significata nel camminare, e la contemplazione delle cose di Dio; non senza aggiungere che un bel mattino sereno è contrario all’ozio e al sonno.



VI.


La lonza dunque è la incontinenza sì di concupiscibile e sì d’irascibile; e la concupiscenza col suo effetto di tristizia e di desidia corporale e spirituale; e il leone è la violenza; e la lupa è la frode. Sì, sembra. Eppure no. A Pluto, simbolo dell’avarizia, dice Virgilio2: "Taci, maledetto lupo".

Il lupo dunque in Dante raffigura l’avarizia o la cupidigia, non la frode. E Dante nel cerchio dell’avarizia in Purgatorio, esclama3:

Maledetta sie tu, antica lupa,
che più che tutte l’altre bestie hai preda,
per la tua fame senza fine cupa!
 
O ciel, nel cui girar par che si creda
le condizion di quaggiù trasmutarsi,
quando verrà per cui questa disceda?

  1. Vedi lo studio già citato del Capelli, p.15.
  2. Inf. VII 9.
  3. Purg. XX 10 segg.