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l’essere prosuntuosi e audaci. Or poichè costoro non hanno commesso ingiuria, perchè non sono rei di malizia, di cui ingiuria è il fine, e per ciò non sono entro Dite; ecco ch’essi ci appaiono blateroni, spacconi, anfanoni. E quelli tristi, e questi irascibili. E pure accidiosi; chè accidia è quella di questi fangosi, come avarizia è quella di quelli altri immondi: accidia e avarizia, sì quando usa in loro il suo soperchio, e sì quando è troppo partita da loro.

Tornando alla femmina balba che è incontinenza e accidia, dirò dunque più precisamente ch’ella è incontinenza d’irascibile, cioè accidia, che diventa, diventando sirena, incontinenza di concupiscibile, cioè lussuria e gola e avarizia; e poi da incontinenza di concupiscibile ridiventa incontinenza d’irascibile, con non lungo avvicendare, finchè imputridisce. E così, nelle figurazioni dell’inferno, la lonza è incontinenza di concupiscibile, perchè ella è leggera e presta e di bel colore; ma è ancora, potenzialmente, incontinenza d’irascibile, in quanto contro lei è farmaco e cagione di sperare

l’ora del tempo e la dolce stagione.


Ora questo concetto dell’incontinenza di concupiscibile che termina a incontinenza d’irascibile, non è un trovato di Dante. Egli significa e dipinge e scolpisce, anzi fa viva e palpitante la conseguenza di quel principio filosofico, che "le passioni dell’irascibile si hanno principio dalle passioni del concupiscibile, e sì in esse passioni del concupiscibile hanno termine"1.

  1. ’’Summa’’ 1a 2ae 25, i; 41, 2.