Pagina:Sotto il velame.djvu/121


IL PASSAGGIO DELL’ACHERONTE 99


Redentore: e la terra si mosse e le pietre si spezzarono e i sepolcri si apersero:1 e c’è la croce su cui si traversa il mare del secolo e del mondo e delle tenebre e del peccato e della morte.


V.


E Dante si trova di là e discende nel cieco mondo. Virgilio gli è di guida per l’oscura contrada che a lui è pur troppo nota. All’entrare nel vestibolo Dante ha bisogno di conforto, chè sospetta e invilisce. All’entrare nel limbo, smuore, Virgilio. Non è tema, è pietà: pure può sentirsi per tema. Nel fatto, Dante mancava, nella selva, di libero volere, come se lume non avesse avuto, e Virgilio, nella sua vita lontana, quel lume non aveva avuto, e perciò non libero volere, non ragione di meritare.

Ora Dante aveva mortificato la sua viltà all’entrare nell’inferno e nel passare tra i vili, e aveva racquistato intero il lume, morendo della morte mistica che è una seconda natività. Misticamente egli ha subito la morte di Gesù. La terra trema per lui, come tremò per il figlio di Dio. Come il figlio di Dio, discende. Il legno della croce fu a lui veicolo, come al Possente. Egli vive, per il fatto che è morto. Virgilio invece, corporalmente morto e non più che ombra o spirito, attraversando l’Acheronte non faceva se non quello che aveva già fatto la prima volta, quando lasciò il suo corpo a Brandizio: non

  1. Matth. XXVII. Cfr. Luc. XXIII (dove sono anche le tenebre).