Pagina:Sotto il velame.djvu/105


per chi lo passa morto, è seconda morte; per chi lo passa vivente, seconda morte non può essere, perchè non è seconda morte dove non è la prima. Dunque per chi lo passa vivente, l'alto passo è morte prima, non seconda. Ma poichè l'uomo che passa, è forma d'ossa e di polpe sì di là e sì di qua del passo, questa prima morte è mistica, non reale. E' la morte per cui si resta vivi, anzi per cui si rivive e si rinasce. Il passo dell'Acheronte è dunque simile in tutto al passo della selva, per uno che abbia seco di quel di Adamo. E per trovare questo passo, l'uomo, come ebbe nella selva lo splendore della luna piena, che si faceva strada tra i pruni, così qui nel vestibolo ha un fioco lume.

Donde quel lume? Il quale ragionevolmente dobbiamo supporre fioco non per fievolezza del luminare, che nella selva è la luna piena, quand'ella diametralmente contempla il suo fratello; ma per l'impedimento del luogo stesso, dove quel lume penetra a stento; del luogo stesso che lassù è una selva selvaggia e quaggiù è l'inferno. Sceso invero Dante al primo cerchio, trova tenebre perfette. Virgilio dice:1

               Or discendiam laggiu nel cieco mondo...

Egli lo guiderà, perchè pratico del luogo, pur tra l'oscurità. Or se il vestibolo ha luce, ciò avverrà per qualche causa di fuori, non ostante la tenebra propria del luogo stesso. Quale questa causa?

Una porta è spalancata sul vestibolo. I suoi ser-

  1. Inf. IV 13.