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Adunque i nove suoni de’ Cieli chiamiamo le nove Muse per cagione della musicale concordia. L’Animo nostro da principio fu dotato de la ragione di questa musica: e meritamente essendo l’origine sua dal Cielo. Dentro a lui è nata la celeste armonia: la quale poi imita e mette in opera con varii canti e istrumenti. E questo dono come gli altri ci fu concesso per Amore dalla provvidenza divina. Adunque, amici nobilissimi, questo Dio Amore perchè egli è bellissimo, amiamo: perchè egli è ottimo, seguitiamo: perchè egli è beatissimo, veneriamo: acciò che per sua elemenzia e largità ci conceda possessione della sua Bellezza, Bontà e Beatitudine.


ORAZIONE VI


Capitolo I

Introduzione al dire di amore


Qui fece fine Carlo Marsupini. Dipoi Tommaso Benci diligente imitatore di Socrate, con allegro animo, e lieta faccia, prese a commentare le parole socratiche, così dicendo.

Il nostro Socrate, dallo oracolo di Apolline giudicato sapientissimo di tutti i Greci, soleva dire sè fare professione della arte amatoria più di alcuna altra. Quasi voglia dire, che per la perizia di questa Arte, e Socrate e qualunque altro fusse da essere giudicato sapientissimo. Questa arte non ebbe da Anassagora, nè da Ammone, nè da Archelao fisici, non da Prodico Chio e Aspasia Retorici, non da Cono Musico: da’ quali molte cose aveva imparate: ma diceva averla da Diotima divinatrice, quando era tocca da spirito divino. E secondo il mio giudizio voleva mostrare che solamente per inspirazione divina, potevano gli uomini intendere che cosa fosse la vera bellezza, e quello che fosse il legittimo Amore, e in che modo si dovesse amare: tanta è la potenzia, e sublimità