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le forze del generare, muovere e sentire, esercita: e per la sua presenza adorna la Terra, infima regione del Mondo. La qual regione non deve mancare di ragione, acciocchè nessuna parte del Mondo sia dalla presenza de’ razionali viventi abbandonata: sì come l’Autore del Mondo, a la similitudine del quale il Mondo è fatto, è tutto ragione. Cadde l’Animo nostro nel corpo, quando lasciando il divino lume, solo si rivolse al lume suo: e cominciò a volere essere di sè contento. Solo Dio, al quale nulla manca, sopra il quale è nulla, sta contento di se medesimo ed è a sè sufficiente. Per la qual cosa, l’Animo allora si fece pari a Dio, quando volle di sè medesimo esser contento: quasi, non meno che Iddio, bastasse a se medesimo.


Capitolo V


Per quante vie l’anima ritorna a Dio


Questa superbia volle Aristofane essere cagione che l’animo, che nacque intero, si segasse, cioè di due lumi usasse dipoi l’uno, lasciando l’altro. Per questo si tuffò nel profondo del corpo, come in fiume Leteo, e sè medesimo a tempo dimenticando, da’ sensi e libidine, quasi come da birri e tiranno, è tirato. Ma dipoi che è cresciuto il corpo, e purgati gli istrumenti de’ sensi, per il mezzo della disciplina, si desta alquanto: e in questo il lume naturale comincia a risplendere e l’ordine delle cose naturali ricerca. Nella quale investigazione, si avvede essere un sapiente Architettore del Mondano Edifizio, e esso fruire desidera. Questo Architettore, solo con soprannaturale lume può essere inteso: e però la Mente dalla inquisizione della propria luce, a recuperare la luce divina è mossa e allettata: e tale allettamento è il vero Amore: per il quale l’uno mezzo dell’uomo l’altro mezzo dell’uomo medesimo appetisce. Perchè il lume naturale, che è la mezza parte dell’animo, si sforza di accendere in noi quel divino lume, che è l’altra