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54 marsilio ficino

missima, attribuisca al corpo, che sempre corre, più tosto che alla Anima, che sempre sta ferma? Di qui può essere manifesto, che quando Aristofane nominò gli uomini, intese le Anime nostre, secondo l’uso Platonico.


Capitolo IV

Che l’anima fu creata con due lumi, e perchè ella venne nel corpo con due lumi.


L’anima subito da Dio creata, per un certo naturale istinto in Dio suo Padre si converte, non altrimenti, che il fuoco per forza de’ superiori generato in terra, subito per impeto di natura a’ superiori luoghi si dirizza: sì che l’Anima verso Dio rivolta, da’ raggi di Dio è illustrata: ma questo primo splendore, quando si riceve nella sostanza dell’Anima che era per sè senza forma, diventa oscuro: e tirato alla capacità dell’Anima diventa proprio a lei e naturale. E però per esso, quasi come a lei eguale, vede sè medesima, e le cose che sono sotto lei, cioè i corpi. Ma le cose che sono sopra lei per esso non vede.

Ma l’Anima per questa prima scintilla diventata già propinqua a Dio, riceve oltre a questo uno altro più chiaro lume, per il quale le cose di sopra conosca. Ha adunque due lumi, l’uno naturale, l’altro soprannaturale: per i quali insieme congiunti, come con due ali, possa per la regione sublime volare. Se l’Anima sempre usasse il lume divino, con esso alla divinità sempre si accosterebbe; onde la terra di animali razionali sarebbe vota. Ma la divina Provvidenza ha ordinato che l’uomo di sè sia signore, e possa alcuna volta amendue i lumi, alcuna volta l’uno de’ due usare. Di qui avviene, che per natura l’Animo rivolto al proprio lume, lasciando il divino, si pieghi inverso sè e inverso le sue forze, che al reggimento del corpo s’appartengono: e desideri queste sue forze mettere ad effetto, nel fabbricare i corpi. Per questo desiderio, secondo i Platonici, l’Animo gravato, ne’ corpi discende, dove