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e quando ad alcuno di qualunque sesso avido sia, il mezzo suo si scontra (1), si risente fortemente: e con ardente amore si invesca, e non patisce pure un momento da lui separarsi. Adunque la cupidità di ristorare il tutto è detto Amore: il quale nel tempo presente molto ci giova riducendo ciascuno nel suo mezzo a sè amicissimo: e porgene speranza somma nel tempo futuro: che se rettamente onoreremo Dio, ci restituirà ancora nella figura antica, e così medicandoci ne farà beati.


Capitolo II


Come si espone l’opinione di Platone de la antica figura degli uomini.


Queste cose narra Aristofane e molte altre molto monstruose: sotto le quali, come velami, è da stimare divini misterii essere ascosi. Era costume degli antichi Teologi, i sacri loro secreti, acciocchè e’ non fussino dagli uomini impuri macchiati, coprire con ombracoli di figure: ma non pensiamo però, che tutte le cose che sono scritte o nelle figure passate, o nelle altre, si appartengano così tutte esattamente al senso. Conciossiachè Aurelio Agostino dica, che non è da pensare, che tutte le cose, che nelle figure sono finte, abbiano però tutte significato: perciò che molte cose vi sono aggiunte per conto dell’ordine e della commettitura di quelle stesse, che vi significano. La terra si fende solamente con il vomere: ma per poter ciò fare, si aggiungono all’aratro le altre membra necessarie. Questa dunque è la somma di ciò che ci è proposto ad esporsi. Gli uomini anticamente avevano tre sessi masculino, femminino, composto:


  1. Quoties itaque dimidium suum alicui, cuiuscunque sexus avidus sit, occurrit....