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tieri insieme si accostano: e così le parti della Terra, Acqua e Aria insieme si accordano: e in qualunque spezie di Animali, gli Animali della spezie medesima con iscambievole benevolenzia insieme si accostano: e qui lo Amore tra le cose eguali e simili si vede. Chi potrà dunque dubitare che l’Amore non sia e in tutte le cose, e in verso tutte? E questo è quello, che Dionisio Areopagita nel libro de’ nomi divini secondo la mente di Jeroteo così trattò: lo Amore divino ovvero Angelico, spirituale ovvero animale o naturale, non è altro che una certa virtù di congiungere e unire, la quale muove le cose superiori a provvedere alle inferiori: e concilia le cose eguali a scambievole comunione: e ancora desta le inferiori, che a le più nobili si convertano. E questo è quello che disse Dionisio.


Capitolo II


Come l’amore è fattore e conservatore del tutto


Ma il secondo membro della nostra orazione, nel quale l’Amore si dice fattore e conservatore del tutto, così si pruova. Il desiderio di amplificare la propria perfezione è un certo Amore. La somma perfezione è nella somma potenzia di Dio. Questa dalla divina Intelligenzia è contemplata: e di qui la volontà divina intende fuor di sè producere: per il quale amore di multiplicare, tutte le cose sono da lui create. E però Dionisio disse: il divino Amore non lasciò il Re del tutto senza generazione in sè fermarsi.

Questo medesimo istinto di multiplicare, in tutti è dal sommo Autore infuso. Per questo i santi spiriti muovono i Cieli e distribuiscono i loro doni alle creature seguenti. Per questo le stelle il lor lume spargono per gli Elementi. Per questo il Fuoco presta di sua natura all’Aria, l’Aria all’Acqua, l’Acqua alla Terra. E per ordine opposito la Terra tira a sè l’Acqua: l’Acqua l’Aria: l’Aria il Fuoco. E ciascuna erba e alberi, appetendo multiplicare suo