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sopra lo amore 39

l’Amatore, per altri ripiglia sè, e l’uno e l’altro degli Amanti di lungi si fa da sè, e propinquo ad altri: e in sè morto, in altri risuscita. Una solamente è la morte nell’Amore reciproco: le resurrezioni sono due, perchè chi ama, muore una volta in sè, quando si lascia: (1) risuscita subito nell’Amato quando l’amato lo riceve con ardente pensiero: risuscita ancora quando egli nell’Amato finalmente si riconosce, e non dubita sè esser amato. O felice morte alla quale seguitano due vite, o maraviglioso contratto (2) nel quale l’uomo da sè per altri, e ha altri, e sè non lascia (3). O inestimabile guadagno, quando duoi in tal modo uno divengono, che ciascheduno de’ duoi per un solo diventa due: e, come raddoppiato, colui che una vita aveva, intercedente una morte, ha già due vite: imperocché colui, che essendo una volta morto, due volte risurge, senza dubbio per una vita, due vite, e per sè uno, duoi sè, acquista.

Manifestamente nell’Amore reciproco giustissima vendetta si vede. L’omicidiale si dee punire di morte: e chi negherà colui che è amato, essere micidiale? con ciò sia che l’Anima separi dall’Armante. E chi negherà lui similmente morire? quando egli similmente ama lo Amante. Questa è restituzione molto debita: quando costui a colui, e colui a costui, rende l’Anima, che già tolse. L’uno e l’altro amando dà la sua: e riamando, per la sua restituisce l’Anima d’altri! Per la qual cosa per ragione debbe riamare qualunque è amato. E chi non ama l’Amante è in colpa di omicidio, anzi è ladro, micidiale e sacrilego. La pecunia dal corpo è posseduta: e il corpo dall’animo: adunque chi rapisce l’animo, dal quale il corpo e la pecunia si possiede, costui rapisce insieme l’animo, il corpo, e la pecunia; il perchè come ladro, micidiale e sacrilego si debbe a tre morti condannare. E come infame ed empio, può senza pena da ciascuno essere ucciso: se già egli medesimo spontaneamente


  1. Cum se negligit.
  2. O mirum commercium!
  3. Nec habere se desinit.