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134 marsilio ficino

sì e al no della cosa proposta: e benchè usasse vocaboli rusticani; nondimeno, più che Temistocle e Pericle e tutti gli altri oratori, gli animi degli audienti commoveva, secondo che di lui Alcibiade nel Convito testimonia. Pon agguati a begli, e a’ buoni; ben disse Alcibiade, che Socrate sempre sempre gli aveva posti agguati: era Socrate facilmente preso quasi come da certi insidiatori, da quelli che onesta effigie dimostravano: e egli come insidiatore, scambievolmente pigliava i belli, quasi come con rete: e a la Filosofia gli conduceva. Callido e sagace uccellatore. Che Socrate solesse uccellare da la forma del corpo a la divina spezie, di sopra è detto assai: e nel Protagora Platone l’afferma macchinatore. Socrate in molti modi, come mostrano i Dialoghi di Platone, confutava i sofisti, confortava gli adolescenti, ammaestrava gli uomini modesti. Studioso di prudenza. Socrate fu di tanta prudenzia e nello antivedere tanto perspicace, che qualunque faceva contro al suo consiglio, capitava male, sì come narra nel Teagete Platone. Per tutta sua vita va filosofando. Costui quando si difese nel cospetto delli iniqui giudici, che riprendevano la vita sua filosofica arditamente disse: se voi mi volessi liberare dalla morte con questa condizione, che io non vada più filosofando, io vi dico che più tosto vo’ morire, che lasciare la Filosofia. Incantatore, abbagliatore, malioso, sofista. Disse Alcibiade che le parole di Socrate lo commovevano e lo addolcivano più che le melodie di Marsia e di Olimpo eccellenti musici. E che Socrate avesse uno demonio famigliare, gli amici suoi lo scrivono, e gli inimici nella accusazione lo ricordarono. Oltre a questo Aristofane comico e gli inimici di Socrate, lo chiamarono sofista, perchè egli aveva al confortare e a lo sconfortare eguale potenzia. In mezzo tra la sapienza e la ignoranza. Disse Socrate: benchè tutti gli uomini sieno ignoranti, non dimeno io sono da gli altri in questo differente che io conosco la ignoranza i mia, dove gli altri non conoscono la loro. E così era in mezzo tra la Sapienzia, e l’ignoranza: il quale benchè le cose non sapesse, non dimeno