Pagina:Sopra lo amore.djvu/121


sopra lo amore 115

di molte cose buone l’una essere migliore che l’altra, e perchè secondo maggiore o minore partecipazione di bontà apparisce l’una cosa migliore che l’altra, è necessario che noi non siamo di essa bontà ignoranti. Oltre a questo perchè spesse volte ottimamente giudichiamo tra le varie oppenioni de’ filosofi, qual sia più verisimile, e più probabile, bisogna che in noi sia qualche chiarezza di verità: acciocchè possiamo conoscere quali sieno le cose a lei più simili. Per la qual cosa alcuni nella puerizia, alcuni senza maestro, alcuni con pochi principii presi da altrui, sono divenuti dottissimi. Il che non potrebbe advenire, se la Natura a questo non giovasse molto. Questo abbondantemente dimostrò Socrate ai tre giovanetti Fedone, Teeteto e Menone: e chiarì loro che i fanciulli possono (se sono prudentemente domandati) in ciascuna arte rettamente rispondere. Conciosia che e’ siano dalla natura ornati delle ragioni di tutte le arti e discipline.


Capitolo XIII


In che modo nella anima sia il lume di verità


Ma in che modo queste ragioni siano nello Animo, pare appresso Platone ambiguo. Chi legge que’ libri, che Platone scrisse in gioventù, come il Fedro, Fedone e Menone, stimerà forse quelle essere dipinte nella sustanzia dell’Anima da principio, come figure in tavola: secondo che disopra più volte da me e da voi è tocco, perchè così pare che Platone i detti luoghi accenni. Dipoi questo uomo divino, cioè Platone, nel sesto Libro della Repubblica aprì la sua sentenzia dicendo, che il lume della mente a lo intendere tutte le esose è quello medesimo Iddio che fa tutte le cose. E agguaglia insieme il Sole e Dio in questo modo: che qual rispetto ha il Sole a gli occhi, tale a le Menti ha Dio. Il Sole genera gli occhi, e dona loro virtù di vedere: la quale virtù sarebbe invano, e in sempiterne tenebre, se non s’appresentassi a lei