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112 marsilio ficino

tazione restituisce nella memoria nuova disposizione del sapere, in luogo di quella che si partiva: in modo che pare la scienza medesima. In questo modo quelle cose, che nell’animo e nel corpo sono mutabili, si conservano. Non perchè elle sieno sempre appunto quelle medesime (perchè questa dote è propria delle cose divine), ma perchè quello che si parte, lascia nuovo successore a sè simile. Con questo rimedio le cose mortali, alle immortali simili si rendono. È adunque nell’una e nell’altra parte della anima (sì in quella che ha a conoscere, sì in quella che ha a reggere il corpo) ingenerato lo Amore di generare per conservare vita perpetua. L’amore che è nella parte che regge il corpo, subito di principio ci costringe a cercare il mangiare e il bere: acciocchè per questi nutrimenti si generino gli umori, de’ quali si ristori quello, che di noi continuamente si perde. Per questa generazione si nutrica il corpo, e cresce. Cresciuto il corpo, quello Amore sospinge il seme: e provocalo a la libidine di procreare figliuoli: acciò che quello che in sè medesimo non può sempre stare, riservandosi (1) nel figliuolo simile a sè, così si mantenga in sempiterno. Ancora lo amore del generare, ch’è in quella parte della Anima che conosce, fa che l’Anima cerca la verità, come proprio nutrimento: per il quale nel modo suo si nutrichi e cresca. E se alcuna cosa per dimenticanza è cascata da lo Animo, o dorme di dentro per negligenza, con la diligenza del meditare quasi rigenera, rivocando nella mente quello che per dimenticanza era perito, o vero sopito per negligenza. E poi che l’Animo è cresciuto, questo Amore lo stimola d’ardentissimo desiderio di insegnare e di scrivere: acciò che restando la scienza generata nelle scritture, o negli animi de’ discepoli, la intelligenzia dello autore rimanga eterna tra gli uomini. E così per benefizio dello Amore, il corpo e la Anima dell’uomo pare


  1. Ut quod in seipso semper manere non potest, reservatum in prole sibi persimili maneat sempiternum.