Pagina:Sopra lo amore.djvu/114

108 marsilio ficino

gevano a costoro in vigilia, segni, voci, e cose mostruose: e in sogno revelazioni e visioni. Sicchè pare che costoro sieno divenuti Magi per la amicizia che ebbono con gli spiriti detti: sì come essi spiriti son magi, perchè conoscono la amicizia delle cose naturali. E tutta la natura per lo scambievole Amore maga si chiama. Oltre a questo i corpi belli fanno mal d’occhio a chi molto vi bada: e gli innamorati pigliano con forza di eloquenzia e di cantilene le persone amate, quasi come per certi incantesimi: e con servigi e doni gli adescano e occupano quasi come con malie. Per la qual cosa a nessuno è dubbio, che Cupidine non sia mago. Conciosia che tutte le forze della Magica consistino nello Amore: e l’opera dello Amore s’adempia in un certo modo col mal d’occhio, incantesimi, e malie.

E non è mortale interamente, nè anche immortale. Lo Amore non è mortale, perchè quelli due Amori che noi chiamiamo Demonii, sono in noi perpetui. Non è immortale: perchè i tre Amori, quali ponemmo in mezzo di quei due, ogni dì si mutano, crescendo e scemando. Aggiugnesi che nello appetito dell’uomo dal principio della vita, è acceso un fervore, che non si spegne mai. Questo non lascia l’Animo in sè posare: ma sospignelo sempre ad appiccarsi con veemenza a qualche cosa. Diverse sono le nature degli uomini: onde quel continuo fervore dello appetito il quale è il naturale Amore, induce alcuni a le lettere: alcuni a la musica, o a le figure: alcuni ad onestà di costumi, o a vita religiosa: alcuni agli onori: alcuni a ragunare danari, molti a lussuria di gola e di ventre e altri ad altre cose: e ancora il medesimo uomo in diversi tempi di età a diverse cose. Adunque il medesimo fervore si chiama immortale, e mortale: immortale, perchè non si spegne mai: e muta materia più tosto, che si spenga: mortale, perchè non attende sempre a una cosa medesima: ma cerca nuovi diletti, o per mutazione di natura, o per essere sazio per lungo uso d’una cosa medesima. Sì che quel fervore che muore in una cosa, resuscita in un’altra. Dicesi ancora immortale per