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propria della Anima. Siano dunque due Veneri nella anima la prima celeste, la seconda vulgare: amendue abbino lo Amore: la celeste abbia lo Amore a cogitare la divina Bellezza: la vulgare abbia lo Amore a generare la bellezza medesima nella materia del Mondo. Perchè quale ornamento quella vede, tale questa vuole, secondo il suo potere, dare alla macchina del Mondo. Anzi l’una e l’altra è trasportata a generare la bellezza: ma ciascuna nel modo suo: la celeste Venere si sforza di dipignere in sè medesima con la intelligenzia sua la espressa similitudine delle cose superiori: la vulgare si sforza nella mondana Materia partorire la bellezza delle cose divine, che è in lei conceputa per la abbondanza de’ semi divini. Il primo Amore chiamiamo alcuna volta Iddio, perchè egli si dirizza a le sustanze divine: ma il più delle volte lo chiamiamo Demonio: perchè egli è in mezzo tra la povertà e la abbondanza. Il secondo Amore chiamiamo sempre Demonio perchè e’ pare che egli abbia un certo affetto in verso il corpo, col quale egli è inchinevole in verso la provincia inferiore del Mondo. E questo affetto è alieno da Dio, e conveniente alla natura de’ Domimi.


Capitolo VIII


Come in tutte le anime sono due amori: e nelle nostre sono cinque.


Queste due Veneri e questi due Amori non solo sono nella Anima del Mondo, ma nelle anime delle Spere, Stelle, Demonii e uomini. E conciò sia che tutte le anime con ordine naturale, alla Anima prima si riferiscano, è necessario che gli Amori di tutte, a lo Amore di quella in tal modo si referischino che da quello in qualche modo dependino. Per la qual cosa noi chiamiamo questi Amori semplicemente Demonii: e quello chiamiamo il gran Demonio secondo l’uso di Diotima. Il quale per lo universo Mondo attende a ciasche-