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Sonetti del 1837 63

LE GRAZZIETTE DE MAMMA.

     Forca,1 leva dar crino2 sta cratura:
Mòvete, ché tte stroppi in zempiterno.
Portelo a spasso, portelo a l’inferno,
Portelo a ffiume e affoghete addrittura.

     E bbarbòttesce,3 sai, bbrutta figura?,
Che tte pijjo p’er collo e tte squinterno...
Uh, tte potessi vede4 in zepportura!,
Me parerebbe d’avé vvinto un terno.

     Quanno che schiatti vojjo fà un pasticcio
De maccaroni, e un triduvo a ssant’Anna,
Per avemme5 levata da st’impiccio.

     Questa è l’aricompenza, eh?, de le pene
De ’na povera madre, che s’affanna,
Vassalla6 infame, p’educatte7 bbene?

23 febbraio 1837.

  1. [Quasi “degno di forca;„ e si dive per lo più a’ ragazzi. Qui è la mamma che lo dice alla figliola.]
  2. [Dal cestino.]
  3. Borbottaci.
  4. Vedere.
  5. Avermi.
  6. [Ciana, mal creata.]
  7. Per educarti.