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Sonetti del 1837 35

L’AMORE E L’ACCORDO.

     Che cc’entra mo sto discorzo ridicolo?
Cià cche ffà1 ccom’er Papa co’ le rape. —
C’entra, sora cardèa,2 perché cce cape,
E cqua nun zerve de’ svortamme vicolo.3

     Ma, ssor E,4 cce sarìa ggnente pericolo
Che vvoi co’ ttutte ste sfuriate ssciape,5
Pijjàssivo6 le pecore pe’ ccrape,7
O er bùscio8 de quer coso9 p’er bellicolo?10

     Io ve dico accusì,11 ssora pettegola,
Ch’aràmo12 dritto, e vve parlo sur zerio;
E cch’io so’13 stufo, e vve servi de regola. —

     Aramo dritto, eh? bbrava la bbèstia!
Nun pare de sentì fra Vvituperio
Predicà la vertù de la modestia?.14

3 gennaio 1837.

  1. Ci ha che fare.
  2. Signora caldea: stupida.
  3. Voltarmi vicolo: canzare il proposito del discorso.
  4. Signor E: modo beffardo di chiamare qualcuno.
  5. [Scipite.]
  6. Pigliaste.
  7. Capre.
  8. Buco.
  9. Coso, nome di disimpegno attribuito ad ogni oggetto. Qui sta per... la verecondia non permette il dirlo.
  10. Umbilico.
  11. Così.
  12. Ariamo.
  13. Sono.
  14. Proverbio.