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84 Sonetti del 1835

LI STRANUTI.

     Io nun posso capì dda che ne naschi
Che ssentenno la ggente li stranuti1
Abbino da infirzà ttanti saluti,
E ggnente pe’ la tosse e ppe’ li raschi.2

     “Pròsite,3 bon pro, evviva, Iddio v’ajjuti,
Doppie, filiscità, ppieni li fiaschi,
E ttìtera,4 e ssalute, e ffijji maschi,„
Ché ar risponne5 sarìa6 mejjo èsse muti.

     Quer negozziante de grescìli e ccreste7
Disce che ttanti bbelli comprimenti
So’ vvenuti pe’ ccausa d’una peste.

     La peste ha da fà ll’ommini aducati!
Sarìa8 come li Santi Sagramenti
Inzeggnassero ar monno a ffà ppeccati.

16 gennaio 1835.

  1. Starnuti.
  2. [Raschio: quella specie di ringhio che suol farsi quando si ha prurito in gola, o si vuol canzonare qualcuno.]
  3. Prosit.
  4. Et iterum.
  5. Al rispondere.
  6. Sarebbe.
  7. Ventrigli e creste di pollo per guazzetti.
  8. Sarebbe.