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Sonetti del 1832 259

ER VENTIDUA DESCEMMRE

     Propio cuesta che cqui nnun ve la passo,
De dì cche sto governo è un priscipizzio.
Sor coso1 mio, levàtevelo er vizzio
De laggnavve accusì dder brodo grasso.2

     Er Zantopadre, pe’ ddiograzzia, è ll’asso,3
È un testone,4 è un papetto5 de ggiudizzio:
E ssi ariviè ssan Pietro a ffà st’uffizio,
Lui se ne frega e sse lo porta a spasso.6

     Oggi (e cqua vvedi cuant’è ssanto e ddotto)
Voleva ggiustizzià er Governatore
Scerti arretrati, che ssò ssette o otto.7

     Sai c’arispose er Papa a Mmonzignore?
“Giustizzia?! che ggiustizzia; io me ne fotto:
Ner giubbileo8 se nassce e nnun ze more.„


Roma, 19 dicembre 1832

  1. Qui sta come nome di disprezzo: ma generalmente tutti gli enti onde ignorasi il nome sono coso o cosa, donde poi il verbo cosare.
  2. Cioè: “del buono e del comodo.„
  3. È impareggiabile, come l’asse di certi giuochi di carte.
  4. Equivoco fra gran testa e una moneta da tre paoli.
  5. Altro equivoco fra moneta da due paoli, di cui vedi il son..., e il diminutivo di Papa. Questi diminutivi come è un ometto, è un figurino, e simili, si adoperano anzi per dare importanza al soggetto.
  6. Gl’impone.
  7. Il 22 dicembre 1832 doveva infatti accadere l’esecuzione di queste sentenze capitali, e l’andò come qui dicesi.
  8. Su tal giubileo vedi sonetti...