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Sonetti del 1832 9


il debito pubblico, regnante Gregorio, crebbe di ventisette milioni di scudi. L’amministrazione del Tosti tesoriere,„ succeduto nel 1834 al Mattei e al Brignole, "fu un vero disastro. Nessuno accusa di inonestà lui rimasto povero, ma tutti lo rendono in colpa di inesperienza e scioperataggine: l’erario impoverì: il disordine crebbe: molti in Roma traricchirono per usure, per appalti pubblici, per lavori fatti dal Tosti, come dicono, economicamente. Di un decennio della sua amministrazione non si è mai potuto fare e dare un vero rendiconto. Un Galli computista della reverenda Camera arruffò cifre, e diede ad intendere di averlo compiuto; ma la fu polvere gettata negli occhi.„ (Farini, Lo Stato Romano dall’anno 1815 al 1850; 2a ediz.; Firenze, 1850; vol. I, pag. 131.) In tale condizione di cose, s’immagini ognuno quale effetto producesse questo sonetto del Belli.]