Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/558

246 Sonetti del 1831

E SSETTIMO, MADRIMONIO.

     Sarìa bbuscìa de dì che cquasi tutto
Quello che ss’è inventato er Padreterno
Nun zii1 cór zu’ perché. L’istate è assciutto,
Perché vvòrze2 creà zzuppo l’inverno.

     Perché ha ccreato er porco? p’er presciutto.
Perché la carn’umana? p’er Governo.
Perché li Turchi? pe’ ccavà un costrutto
Dell’antro monno e nun spregà l’inferno.

     Ma cquanno fesce er zanto madrimonio,
Pe’ nnun fajje3 sto torto che ddormissi4
Bisogna dì cche lo tentò er demonio.

     Certo chi ppijja mojje è un gran cazzaccio:
E ha rraggione er Francese che ssentissi,5
Ch’er madrimonio lo chiamò mmarraccio.6

9 dicembre 1831.

  1. Sia.
  2. [Volle.]
  3. Fargli.
  4. Dormisse.
  5. Sentisti per “udisti.„
  6. Mariage. Il marraccio è “un gran coltello da colpire di taglio: specie di piccola mannaia.„ [V. la nota 2 del sonetto: La nascita, 17 genn. 32.]