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Sonetti del 1829 19


     Che ffior de Papa, creeno! Accidenti!
Co’ rrispetto de lui pare er cacamme.2
Bbella galanteria da tate3 e mmamme,
Pe ffà bbóbo4 a li fijji impertinenti!

     5Ha un èrpete pe’ ttutto,5 nun tiè6 ddenti,
È gguercio, je strascineno le gamme,
Spènnola7 da una parte, e bbuggiaramme8
Si9 arriva a ffà la pacchia10 a li parenti.

     Guarda llì cche ffigura da vienicce11
10A ffà da Crist’in terra! C.... matto
Imbottito de carne de sarcicce!12

     Disse bbene la serva de l’orefisce
Quanno lo vedde13 in chiesa: “Uhm! ciànno14 fatto
un gran brutto strucchione15 de Pontefisce.„

1 aprile 1829.

  1. [Il presente sonetto, almeno tra quelli di data certa, è il primo in cui si vede che il poeta ha trovato la sua via, poichè comincia a parlare per conto del popolo, e col vero linguaggio del popolo. — Pio VIII, succeduto a Leone XII il 31 marzo del 1829, in età di sessantott’anni e assai malandato di salute, il giorno dopo, il giorno cioè che il Belli gli fece questo ritratto, si recò dal Quirinale al Vaticano; e Massimo D’Azeglio, che lo vide, ne scrive cosi: “Mi trovai vicino a lui quando lo portavano su per lo scalone di San Pietro in sedia gestatoria, coi flabelli, e tutte quelle pompe bizantine che alla gente spassionata sembrano fare a pugni col servus servorum.... (come lo tratterebbero, se fosse padrone?). Il nuovo papa, grasso grasso, colle gote cascanti, ringraziava il popolo plaudente, piangendo (suppongo) di consolazione; ma alle boccaccie, pareva il pianto del bambino messo in pe-nitenza. Pensai: non sei muso tu a dirizzar le gambe a questo paese! Ci vuol altro che pianti! — E difatti ebbe un regno corto, insuiso, e non lasciò traccia.„ (I Miei Ricordi, cap. XXIX.) Il PariniFonte/commento: Sonetti romaneschi/Correzioni e Aggiunte, anzi, dice che distrusse “alcun che di buono che Leone aveva pur fatto.„ Lo Stato Romano, dall’anno 1815 al 1850; 2a ediz.; Firenze, 1850; vol. I, pag. 31.]
  2. Autorità ebraica in Ghetto. [Dall’ebraico haham, che significa: “dotto, sapiente,„ e anche, come sempre il suo storpiamento romanesco: “rabbino maggiore.„ Da cacàmme, poi, deve esser derivato cachèmme, che vale: “millantatore.„]
  3. [Babbi. Dal lat. tata.]
  4. [Bóbo o bóscio: bau, babau.]
  5. [“...Una affezione erpetica ostinata e cronica nel collo gli facea tener la testa voltata e china, dava una goffaggine o difetto d’eleganza a’ suoi moti, e non permetteva si vedesse appieno la sua faccia, nè in modo vantaggioso. Questo però non era il peggio. Egli pareva, ed era in fatti, in uno stato di dolore continuo, il quale cagionava un’irritazione che manifestavasi nell’accento e nell’espressione.„ Cardinal Wiseman, Rimembranze degli ultimi quattro Papi ecc.; Milano, 1858; pag. 236.]
  6. [Tiene: ha.]
  7. [Spèndola: spenzola], pende.
  8. Buggerarmi.
  9. Se.
  10. Stato comodo e ricco senza pensieri.
  11. Venirci.
  12. Salsicce.
  13. Vide.
  14. Ci hanno.
  15. Uomaccione mal tagliato. [Ma, propriamente, si dice de’ cavalli ed equivale a “rozza.„]