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ccx Prefazione


cario. Il fatto sta, che sulla porta maggiore di San Carlo fu affisso un sonetto, ch’io raccolsi quindici anni dopo, monco di due versi, dalla bocca d’un sarto:

     Senza neppur di fuoco una scintilla
Ci pingesti, o Lorini, il Purgatorio:
Dicesti, quasi in cella o romitorio
Starsi colà ogn’anima tranquilla.
     Perdio! se fai cosi, come si strilla!
Addio messe, addio esequie, addio mortorio!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 
     E non sai tu che il fuoco de’ purganti,
Sorgente di dovizie al sacerdozio.
Fa bollir la marmitta a tutti quanti?
     Deh, per pietà! dismetti un tal negozio,
E lascia come pria che gl’ignoranti
Ci mantengano i vizi in grembo all’ozio.

Delle molte satire uscite poi per la morte di Gregorio, il Gualterio (voi. IV, pag. 337j e lo Spada (I, 37 e 41) attestano concordemente che ebbero un carattere più grave e più virulento del solito. Ed è vero, e se ne intende il perchè. Troppo spesso, sotto Gregorio, la commedia del Governo papale s’era mutata in tragedia; troppe lacrime, troppo sangue s’era versato! E troppi atti del defunto Pontefice alla parte comica avevan congiunta l’odiosa, come la proibizione degli asili d’infanzia e delle strade ferrate, e la multa e il carcere ai vetturini che avessero percorso in un sol giorno più d’una determinata distanza, e non avessero, per esempio, impiegato due giorni per il viaggio da Roma a Viterbo, che si può fare comodamente in dieci ore!1

“Un sonetto terribile,„ aggiunge il Gualterio, "non tardò a circolare,„ e “l’ultimo verso compendiava quanto

  1. La prove e le cagioni di questa proibizione incredibile possono leggersi in una mia nota a pag. 206-7 del vol. V.