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Che vasto campo mi si para dinanzi! Quello che abbiam detto fin qui non è che l’aurora della sua gloria. Egli è stato, per la solidità e buon uso della sua sapienza, l’onore del sacerdozio: Corroboravit templum. Questo non basta. Sul trono episcopale egli è stato per la dolcezza del suo zelo l’edificazione de’ popoli: Curavit gentem.

Ma quì per ben conoscere la forza, l’estensione ed il pregio del pastoral suo zelo, è uopo, o Signori, gettare un rapido sguardo sulla condizione de’ tempi, ne’ quali il nostro Castiglioni fu elevato all’onore del Vescovato. Che tempi! buon Dio! Essi non potevano essere, voi lo sapete, o Signori, nè più pericolosi per la Fede, nè più avversi e difficili per l’Episcopato.

Una falsa filosofia, figlia della corruzione, e madre del pervertimento dell’intelletto, impunemente serpeggiava per le italiche contrade, la licenza predicando e l’empietà, lo spirito di bestemmia,