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— Salute, don Pilimu, salute, don Pilimu!

Ella si domandò se egli non fosse impazzito completamente; ma poco dopo Priamo, a cavallo, vestito in borghese, apparve davvero davanti al cancello, seguito da un paesano alto e imponente come un imperatore. Un daino addomesticato li seguiva.

— Bisogna invitarli a scendere, — disse la signora Zoseppa, correndo verso il cancello.

Priamo, che ritornava dal suo paesetto ed aveva fatto un largo giro per passare davanti alla vigna di Gavina, non si fece pregare per scendere.

— Mio padre sta meglio, — disse, smontando; e i suoi occhi cercavano quelli di Gavina. Ma ella si ritraeva timida e selvaggia come il daino che era rimasto tra le zampe dei cavalli, e sentiva quasi paura del seminarista, che le sembrava un altro, così vestito in borghese, forse meno bello del solito, ma più ardito, più uomo. Mentre la signora Zoseppa offriva da bere ai due ospiti, il paesano volgeva gli occhi intorno esaminando da buon conoscitore l’estensione della vigna; poi guardava Gavina e sorrideva. Pareva che egli sapesse qualche cosa; e per sfuggire a quello sguardo curioso ella si avvicinò al daino e lo accarezzò. Il pelo biondo scuro della graziosa bestiola splendeva come il raso, e gli occhi castanei, grandissimi o dolci,