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roba che serviva da credenza e si versò un bicchiere di vino, lo trangugiò, ne versò un altro.

Allora accadde una scena rapida e violenta. Gavina, che guardava il fratello con occhi fiammeggianti di collera, gridò:

— Basta, Luca! Se bevi ancora chiamo il babbo!

Egli bevette, senza rispondere. Ella balzò in piedi, gli si gettò contro, lo spinse verso la parete, chiuse il guardaroba e ne tolse la chiave.

Egli emise un grido rauco e sollevò la mano per batterla; ella curvò istintivamente le spalle, ma non si allontanò, e disse sfidandolo!

— Prova, se sei buono! Prova, asino, fannullone, miserabile, prova! Farai i conti col babbo!

Luca allora ebbe paura. Uscì dalla stanza e pochi momenti dopo partì a cavallo per un podere che suo padre possedeva nella valle.

Gavina sedette di nuovo accanto alla finestra e riprese a contare le maglie. Il cuore le batteva forte.

— Ah, sì, — pensava, — bisogna far così, altrimenti egli non avrà più ritegno. E mia madre.... ah, lei, così severa con tutti, è così debole con lui!...

L’ora passava. In cucina Paska e la signora Zoseppa, sedute per terra sopra un sacco di lana che pareva un tappeto, pulivano il gra-