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volse lo sguardo, come a troppo umile cosa, valga la buona intenzione di aver voluto riunire ordinatamente in un unico corpo quanto riguarda questo importante subbietto almeno a salvarci dell’accusa di soverchia temerità. Questi sono i limiti che ci siamo prefissi: questo è il modesto nostro cómpito. Naturalmente quando potessimo trovare riuniti assieme i materiali metrologici di un numeroso gruppo di città legate da antichi rapporti e da condizioni topografiche speciali, gli apprezzamenti riuscirebbero più agevoli e le induzioni più sicure. Così, a cagion d’esempio, un brano di Statuto modenese ci pôrse il modo di chiarire come venisse stabilito il calmerio per gli osti anche da noi nella prima metà del secolo decimoterzo: così gli Statuti di Como ci spiegano con qual forma si desse ai fornai nostri il calmerio prima del 1263, mentre le troppo brevi espressioni dei nostri Statuti ci avrebbero da sole lanciati in un campo di congetture, senza permetterci di dire alcunchè di certo. Libri, che contengono nudi prospetti di pesi e di misure di tutti i luoghi d’Italia, sono assai giovevoli pei confronti, ma possono anche condurre ad erronee induzioni in ricerche di questa natura. II trovare, a cagion d’esempio, il Braccio di Cremona o quello di Como uguale a quello di Milano, potrebbe prestare argomento ad indurne una comune origine ed una perfetta conservazione in quelle città, se non sapessimo che solo nel 1781 i Bracci di quelle due città furono aboliti per sostituirvi il milanese. È necessario, non solo che noi conosciamo il valore di queste misure, ma che seguendole, per così esprimerci, passo passo colla indagine storica, possiamo