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che è ancor superiore alla produzione di altre città in quel tempo, p. e. di Torino, può dipendere dagli imperfetti mezzi di macinazione: dal fatto che, per le restrizioni imposte al commercio dei grani, era pressochè impossibile correggere con grani d’altri paesi le produzioni locali frequentemente avariate (e le tante carestie il provino), infine dalla necessità di compensare ai fornai l’unico calo ammesso, qualunque fosse il peso dei pani crudi; la riforma del Bizzozzero ha per base una migliorata macinazione e manipolazione delle farine, la alterazione nel valore delle monete avvenuta nel tempo che corse fra l’uno e l’altro Calmerio, e se rialzò la media della produzione del pane per ogni Stajo, ebbe cura insieme di sestuplicare la mercede dei fornai, parzialmente correggendo i difetti che si trovavano nel Calmerio ammesso nello Statuto del 1331. Tutte queste circostanze ed avvertenze si collegano fra loro in modo, che crediamo potersi ammettere, che malgrado appaja qualche distanza fra la produzione di pane voluta dal più recente nostro Calmerio e quella stabilita dallo Statuto del 1263, tuttavia essa trova la sua spiegazione in altri fatti, senza bisogno di ricorrere alla alterazione delle misure, la quale non avrebbe pure una sola circostanza a suo favore nei nostri documenti. — Noteremo da ultimo che il sistema tuttodì vigente da noi è questo: si consegna al mugnajo una Soma di frumento (pesato) da 16 Pesi, e il mugnajo rende Pesi 12 (chilogrammi 97,54) di farina e Pesi 3 (chilogrammi 24,39) di crusca: un sedicesimo in peso del grano consegnato resta al mugnajo per la sua mercede e per le perdite nella ma-