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notizia sugli scritti di renato serra 431


Il 1° novembre 1910, essendo già la rivista di Ambrosini «andata in fumo», Serra scrive del saggio su ricordato a Benedetto Croce, al quale pare che l’Ambrosini stesso avesse già inviato il manoscritto serriano (Ep., 347), e lo ringrazia dell’offerta per la stampa presso Laterza forse di questo e di altri scritti, per quanto gli riesca impossibile approfittarne.

Intanto si pubblica ne La Voce il saggio, di cui abbiamo parlato, e subito Serra, nello stesso 22 dicembre in cui esce il giornale fiorentino, sente il bisogno di rivolgersi al Croce, come se temesse che qualche cosa potesse dispiacere al maestro napoletano, poichè egli nello scrivere aveva cercato di solo rendere quel che sentiva, senza por mente mai all’effetto o alla risonanza di nessuna parola (Ep., 347): «Mi son visto sulla Voce d’oggi stampato, con un senso un po’ strano. Certo qualche cosa manca là dentro. L’espressione chiara della mia reverenza e affezione per Lei. Ma non mi dispiace di averla tolta al pascolo del pubblico. Così a me resta più grata; e quanto a Lei, spero di potergliela mostrare meglio che con un articolo» (Ep., 352).

Nella prima quindicina del gennaio 1911, il Croce, in una nota dal titolo: «Il Carducci come maestro», comparsa prima ne La Tribuna di Roma, poi ne La Critica, e quindi nel volume Pagine sparse, lodava «le belle pagine di Renato Serra sul Carducci» e le commentava benevolmente con quattro brevissime postille. E il Serra il 15 gennaio 1911 (Ep., 354-55) ringrazia il Croce delle sue parole, ne accetta le osservazioni e spiega il suo pensiero, fino ad annunziare le Retractationes che seguono, nel Quaderno sesto della Foce e nel primo volume della ristampa delle Opere per cura di Prezzolini, il saggio Per un catalogo: «Quelle poche righe che Ella vedrà forse nel quaderno sotto il titolo di retractatio mostrano solo il punto a cui io volevo riuscire» (Ep., 355).

Il 26 febbraio 1911 riscrive al Croce sulle retracta-