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senza corpo, limpide e strane, alla Tristan Klingsor (si dice così per intendersi alla lesta; non che ci sia rapporto vero fra i due). E infine, la reazione completa; una poesia come invenzione pura, al di fuori di ogni musica e di ogni espressione, che riesce poi nell’effetto un gioco quasi meccanico della fantasia. Si direbbe nelle ultime cose che Palazzeschi, a forza di semplificare e purificar la sua poesia, abbia finito per distruggerla; quella che scrive è prosa, con appena un po’ di colore umoristico o grottesco. Non crediamo che sia finito qui; nè lui, nè la sua strada.


IV.

PROSA.

S’intende, secondo la nostra divisione alquanto sommaria, prosa d’arte; ossia narrativa; di romanzi e novelle e simili cose.

L’uso domanderebbe a questo punto un cenno sopra le correnti e gl’indirizzi ideali di codesta arte; come una volta si distinguevano scuole e maniere del romanzo. Ma voi sapete che sarebbero ciarle inutili. Più inutili ancora che per i versi. In quelli almeno si potevano notare certi ismi; qualità generiche, psicologiche e non artistiche, etichette e pose, ed equivoci sopratutto; ma insomma di liricismo e modernismo, di espressionismo e provincialismo era possibile discorrere con qualche curiosità.

Per la prosa non è possibile neanche l’equivoco; a distinguer sul serio l’umorismo di Pirandello dal realismo di Zuccoli, o magari l’oggetti-