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il credito. 71

     Ignoranza e livore, ingorde e cupe
     Ambizïose gare; e in un con esse
     Ai connubio de’ popoli contrasta
     L’inerzia molle, che domar non cura
     65Gli ostacoli che fanno intoppo al piede,
     E schermo quasi alla inesperta mente
     Contro al vivido raggio, che diffuso
     Colla diffusa civiltà risplende.
Tale col moto impresso in largo giro
     70Circolando si accresce e si propaga
     Della ricchezza la vital sorgente;
     Da cui zampilla la benefic’onda,
     Che a ristoro comune Iddio concede
     Dello sparso sudore a premio degno.
     75Ma si restringe il corso o si dilata,
     E si accelera il moto o si rallenta
     Dell’arte nostra come vuol la legge
     Del cambio vicendevole, che porge
     Lena e compenso alle iterate prove;
     80O i nervi tronca e la speranza toglie,
     Se per le rotte strade barcollando
     Di boscaglie recinte, infame nido
     Di ladroni e di belve, incerto movo
     Al difficil mercato, a cui fan siepe
     85De’ gabellieri le procaci turbe.
     E se pur giungo, povera e deserta
     Veggo l’inospitai terra, e non trovo
     Chi di giustizia e di onestà mi affidi.
     Sia franco il passo, invïolato il dritto;
     90Od io m’arresto o altrove mi rivolgo,
     O da novo timor vinto m’accoscio.
Tu rammenti, che validi ministri
     Del cambio sono i prezïosi dischi
     Della moneta, cui l’ufficio è dato