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l’osservazione. 205

     Taluno, ahi! troppo, sè felice estima
     Onesto, saggio e d’onoranza degno,
     165Quando nei sonni placidi e beati
     Protragga i giorni, le moleste cure
     Lungi cacciando. Intisichir che vale
     Sui rancidi volumi? A che la fronte
     Anzi tempo solcar di senil ruga,
     170Al riposo comun l’ore sacrando
     Al suo proprio negate? Eh! via; chè tanto
     Non si richiede al cinguettare arguto
     Delle garrule veglie, ove ciascuno
     Versa tesor di facile dottrina,
     175Che ai frontispizi e alle gazzette attinse.
     Purchè agli altri non nuoca, egli contento
     Vive pensando come si ritragga
     Spesso dal beneficio amaro prezzo;
     E come peggio incolga, ove s’incurvi
     180Il dorso a sostener l’incarco grave
     De’ pubblici negozi. Allor dell’alta
     E dell’infima plebe mi romor vario
     Intronando ne assorda, e l’importuna
     Calca dà ingombro al piede, urta alle spalle,
     185Finchè non faccia stramazzare a terra.
Ma per l’ingrata ed orgogliosa razza,
     Che d’ogni gentil fior povera e nuda,
     La più amena farebbe adorna valle,
     Si muteranno in orrido deserto
     190Campi festosi e collinette apriche
     Popolate d’armenti e di vigneti?
     Se dalle parti singole converso
     L’occhio si stenda a misurar di quanti
     Aiuti salutevoli dispensi
     195Il consorzio civil larga mercede,
     Come potremo entro all’angusto petto