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i ritratti. 195

     Il misero mortal, che alla sua meta
     Errando corre per la trista valle.
Nelle fulgide sale or si penètri,
     Se tanto lice a noi, dove la stampa
     65Dei cari baci omai logora e stanca
     Ai cari abbracciamenti e alle più care
     Strette di mano e ai misurati inchini
     Il luogo cede. La diletta amica,
     Anzi signora, festeggiando accolga
     70Le dilette compagne, anzi signore;
     E nel dolce pensiero assorta goda,
     Se intorno annoverandole, le dieci
     Dita col grave computo trascenda.
     Così di giorno in giorno in vario giro
     75L’amabile catena si rannoda
     Dell’affetto gentil, che non ha posa
     Pur nel settimo dì, che alle men degne
     Cure tregua concede. Al fido specchio
     La casta vedovella si consiglia
     80Come con bruna veste e in velo bruno
     Di sua mestizia accorto il mondo renda.
     Ma l’ora è tarda, e le segrete stanze
     Oggi non lascia, e indarno palpitando
     Oggi chiede di lei l’amata schiera,
     85Che su rapidi cocchi innanzi passa
     Alle neglette case, ove solinga
     Donna, vegliando i figli pargoletti.
     Alle pudiche ancelle equa comparte
     Con benigno sembiante i grati uffici.
     90Di lei non suona all’umile tugurio
     Ignoto il nome, chè tacita e sola
     Com’angelo di cielo ad ora ad ora
     Vi scende, e delle sue grazie lo allieta.
Ma del ricco Epulon fuman le mense;