Pagina:Sermoni giovanili inediti.djvu/186

182 sermone ventesimosecondo.

     Che più del corpo l’anima ristori.
È chi presume, se non menta al vero,
     Più de’ pusilli credulo, che basti
     Di fioche voci un flebile concento
     90Le infauste a dissipar larve, che mille
     Acerbi ed empi e scellerati fatti,
     A vituperio dell’umana razza,
     Ricordano alla mente inorridita?
     Umana razza no, razza di bruti,
     95E peggio ancora. Di men fosche tinte
     Or si colori la dolente scena,
     Che troppo a lagrimar gli occhi ne sforza.
Fa’ che la madre povera e solinga
     Con amorosa cura intenda e vegli
     100Al fanciullin che sorridendo a novo
     Riso la invita. Fa’ che a lei si doni
     Di faticar nel tacito tugurio
     Da mane a sera alla conocchia, all’ago
     Od alla spola. La difficil arte,
     105Educatrice dell’umana stirpe,
     Mal nota è spesso al fior delle gentili
     Sagge matrone dell’affetto accese.
     Che tanto apprende e pure inganna tanto!
     E di quell’arte non sarà maestra
     110La femminella di fole pasciuta,
     Se non dal tedio vinta o dalla fame,
     Spesso divisa da contrari uffici,
     dalle spine lacerata i fianchi,
     Che il malnato compagno, anzi nemico.
     115Del serto nuzïal recale in cambio.
Io non dirò, che alla giocosa prole
     Irrequïeta, garrula e molesta
     Colle carezze le percosse alterni,
     Come l’usanza vuol; benchè l’usanza