Pagina:Sermoni giovanili inediti.djvu/175


171

SERMONE VENTESIMO.


IL RICORDO.




Due doti sono, che di rado unite
     Vanno nel mondo, il palpito soave
     Del core e della mente il guardo acuto;
     Ma che disgiunte fan contraria prova
     5Spesso all’indole loro, onde si piange
     La speranza che tronca in erba more.
Dell’intelletto se la vista è corta
     Inferma o losca, un languido barlume,
     Un infido bagliore, una confusa
     10E stravolta d’immagini congerie
     Gli balena dinanzi, e in cento parti
     Repugnanti dal ver si trasfigura.
     La mobil fantasia, cui scalda l’ali
     Il mal temprato affetto, incauta spinge
     15Ad abbracciare come cosa viva
     Di leggiadro vapor nube vestita;
     Mentre del raggio fervido, che scocca
     Direttamente, dal fulgore offesa
     Giace la pigra e timida pupilla.
20Ma se l’ingegno di superna vampa
     Splenda, e nel petto alla gentil pietade
     Chiuso si taccia il battito secreto;
     Oh quali versa d’infeconda luce
     Sull’arida, deserta e morta arena
     25Inutili torrenti, e qual sinistro
     Lampo dardeggia a suscitar dal fondo