40La tua pretesa liberal natura?
O doni altrui quel che a me togli; e puote
Di tua virtude il generoso esempio
Anche il ladro vantare: o il prezzo rendi
Dovuto all’opra; e di giustizia adempi, 45Nulla donando, il sacrosanto uffizio.
Ehi! mercatante, porgimi cinquanta
Monete; e compro il vagheggiato drappo,
Degli scaffali illustre pondo. È pronta
La mia sinistra a solvere il metallo, 50Onde la destra aggraverai cortese.
Così ritorno coll’alterno giro
Le cinquanta monete a te faranno,
E rapid’ale al tuo commercio impenno.
Il mercatante alla proposta inarca 55Le ciglia, in dubbio se per celia parli,
O da senno o con fraude. A che ridarmi
Le annoverate piastre m’imprometti,
Purchè nel ricontarle il drappo io perda?
L’une e l’altro serbar mi sia concesso: 60Che all’une accoppierò tante sorelle
Di numero, valore e grazia eguali,
L’altro cedendo a lui che non si piaccia
Di vuote ciance rintronar gli orecchi.
Perchè l’obolo suo rechi ciascuno 65E in un s’accolga, chi ne tiene il sacco
Forse materia ad utile lavoro
Ampia darà, più che l’industre cura
Non farebbe dei singoli? La prova
Dai zoppicanti calcoli discorda. 70Del ricettore le primizie io lascio;
Lascio la preda delle ingorde arpie;
E degli Arghi, che i cento occhi non hanno,
Le incerte veglie e il sonnecchiare eterno.