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vazioni e le cattive giornate, per cui siamo passati! — e la salernitana, ruvida nel suo dolore, si torse le braccia come per infrangersele.

— Un po’ di pazienza, un po’ di pazienza, donna Costanza mia, — soggiunse suor Giovanna della Croce, sempre con la sua voce incerta e un po’ flebile, — e sopporterete meglio questa tristezza. Ditemi che è. Io.... io sono una povera monaca.... così povera, che nessuno più.... ma, forse, una parola, potrò dirla per consolarvi....

— Ah! che voi non potete nulla, cara zi monaca mia, nè voi nè le vostre sante parole! Dio se ne è scordato, di noi, nel cielo: dorme, dorme, il Padre Eterno!...

— Zitto, per carità! — trovò forza di gridare suor Giovanna della Croce innanzi a quella bestemmia. — Non dite