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che il memore orecchio della donna rammentava, dalla sua gioventù: ella scuoteva il capo e si chinava, ancora, finito il canto, a raccogliere l’urlo formidabile della folla, seguito, talvolta, da un profondo, intenso silenzio, come se la gente ascoltasse la parola di qualcuno che l’arringasse.... Ogni tanto, Marta Ardore, si levava, si gittava indietro, come se non volesse vedere più, non volesse udire più, come se tentasse di fuggirsene, via, dentro, in casa, serrando i cristalli, serrando le imposte, chiudendosi, isolandosi ermeticamente. Ma ella rimaneva, lì, inchiodata a quel verone, fra l’impetuoso vento della torbida sera di aprile: le sue mani contratte, stringevano il ferro lavorato della ringhiera, mentre il suo sguardo si faceva più fisso, mentre tutti i suoi sensi, moltiplicati, si tendevano verso la folla. E ad un tratto, dopo uno scroscio di applausi, di grida, di urla, le parve che una parte della folla, distaccatasi da laggiù, risalisse rapidamente per via Veneto. Sì, risaliva la folla, sopravvanzata e sormontata da una grande bandiera tricolore, che il vento faceva battere, con mani che si levavano ad agitar bandieruole, e fazzoletti tricolori, e fazzoletti bianchi, con bocche schiuse a cantare, a esclamare, a gridare: sì, sì, Marta, come sempre più la gente saliva, saliva, riconobbe innanzi ad essa, il suo figlio maggiore, Fausto Ardore, alto, magro, robusto, così a lei somigliante nel corpo, somigliantissimo nel volto, il suo primogenito, con la sua fronte bianca, che, ella lo sapeva bene, sempre racchiudeva un pensiero generoso, con quei suoi occhi azzurri, come quelli fraterni, che sempre dicevano la sincerità del suo spirito, con quella bocca florida giovanile, le cui parole leali mai potevano ingannare. E nello scorgere, nel distinguere bene, sul volto di suo figlio, l’ebrezza incoercibile di un’idea, l’ebrezza suprema di un sentimento, Marta vacillò, quasi mancasse: e come in un istante di delirio, ella rivide nella culla, leggiadro infante, il suo primogenito e si rivide, curva, felice, ebbra, lei, Marta