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leggenda dell'avvenire 221

tutta bianca e colorita dal sole, senza macchie, senza cenci: oh, allora, allora! O lontano avvenire, o giorno splendido che come quello di Faust meriteresti di essere fermato…

Ma la divina città che amiamo deve morire; la crediamo immortale ed è sacrata alla morte; la crediamo eterna e la sua vita è tenue come quella di un bambino. Deve morire, morrà; si dovrà dire al viandante pensoso e malinconico: qui fu Napoli. Tutto le potremo dare: il lavoro che la nobiliti, il commercio che l’arricchisca, l’acqua che la lavi, il sole che penetri nelle larghe vie, ma non la sottrarremo alla morte. Sarà ninfa ridente, azzurra, rosea, bionda di sole, piena di gioventù, fremente di vita, ma sarà morente. Lo dice la profetica leggenda, ripetuta di bocca in bocca, che circola nelle vie, che entra nelle botteghe, che sale nei salotti della nobiltà. Verrà il novissimo giorno. Vedi tu quella montagna ai cui piedi si stendono i bei villaggi bagnati