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338 Sogno di una notte d'estate


— .... Forse non avevate nulla da dirmi — azzardò lei, con un timido sorriso.

— V’ingannate: se vi dicessi tutto quello che dovrei dirvi, sarebbe un opera in-folio, in ventiquattro volumi!

— Dite, allora....

— Ci vorrebbero alquanti anni della vostra vita, per udirmi, cara: e.... credo che sia meglio non farne niente.

— Ditene qualcuna, di queste cose.... — insistè lei, con un tremito nella voce.

— No, no — replicò Massimo, recisamente.

Ella lo guardò, così triste, che egli non potette celare un moto di dispetto.

— Ma Luisa! Ma che siete una sensitiva? State ridendo, il che è una cosa graziosa per tutti, graziosissima per me, e basta guardarvi perchè la risata vi si spenga sulle labbra! Sorridete, e basta che vi si dica una parola perchè sparisca il vostro sorriso! Figliuola mia! Vi avverto che di questo passo, ci vuol poco a essere la donna più infelice di questa terra.

— Non importa, la felicità — ella rispose, con un sorriso estatico.