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LA MANO TAGLIATA.


PARTE PRIMA


I.

la mano ingemmata.

Tutto chiuso nella preziosa pelliccia di lontra, fumando una fine e odorosa sigaretta russa, Roberto Alimena guardava distrattamente il facchino dalla blusa azzurra che, ritto nel compartimento di prima classe, collocava pazientemente sulla reticella i bagagli eleganti e ricchi del giovane viaggiatore, le valigie, i sacchi da viaggio, i portamantelli, le borsette di cuoio dalle cifre di argento: R. A. Il giovane signore era solo, sotto la tettoia della ferrovia; nessuno era venuto ad accompagnarlo alla stazione: il conduttore dell’omnibus del Grand Hôtel, cavatogli il berretto gallonato, lo aveva lasciato nel grande atrio dove si prendono i biglietti, dopo aver consegnato i bagagli al facchino. Non una donna, non un amico aveva avuto l’idea di salutare Roberto Alimena, alla stazione: ed egli compiva o lasciava compiere tutte le operazioni della partenza, silenzioso e tranquillo, guardandosi attorno, senza curiosità e senza impazienza.

La giornata di gennaio era molto bella, molto limpida, ma freddissima: una delle tre o quattro