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La Conquista di Roma 93

nuca e una sfioccatura a frangia sulla fronte: salendo, le calze di seta rosse si vedevano, smorte. E nella floscezza scialba delle guance di un biancore punteggiato di lentiggini, nel pallore violetto di una bocca dal disegno infantile, s’indovinava un viso che una volta era stato rotondo, roseo e che si era a un tratto appassito, vuotato, come quello di una pupattola a cui è sfuggita la crusca da un bucherello. La scala era larga e girava ampiamente, caso raro negli edifizi romani: sopra ogni pianerottolo, tre porte corrispondevano. Al primo piano, a destra, l’onorevole Sangiorgio lesse: Barone di Sangarzia, deputato al Parlamento, nulla sulla porta di mezzo, e a sinistra: Anna Scartozzi, sarta. Al secondo piano a destra: Marchese di Tuttavilla, deputato al Parlamento, nulla sulla porta di mezzo, e a sinistra: Ditta di commissioni e rappresentanze.

«Anche questi due deputati hanno dei quartini mobiliati?»

«Nossignore; hanno mobiliato del loro; ma il quartino è simile,» rispose la portinaia, mettendo la chiave nella toppa della porta a destra: anche al terzo piano, non vi era alcuna leggenda